In occasione del Transgender Day of Remembrance
Sabato 21 novembre, ore 15 – Corso Venezia (MM Porta Venezia)
In occasione del Transgender Day of Remembrance, sabato 21 novembre 2026, alle 15, Milano torna a ricordare le persone trans vittime di violenza transfobica. Appuntamento in Corso Venezia, all’altezza del planetario (MM Porta Venezia).
La città di Milano torna a ricordare le persone trans vittime di violenza transfobica con una marcia silenziosa che, giunta alla sua quinta edizione, è oggi uno dei momenti più rilevanti di memoria civile e impegno sui diritti a Milano.
Una marcia nata nel 2022
La Trans Lives Matter March è stata fondata nel 2022 da due storiche attiviste del movimento transgender italiano, Monica Romano e Antonia Monopoli. È organizzata da ACET – Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere in collaborazione con lo Sportello Trans di ALA Milano ETS, realtà impegnate nella tutela dei diritti e nel supporto alle persone transgender e non binarie, da sempre in dialogo con le istituzioni.

I numeri
Secondo i dati aggiornati al 6 novembre 2026, 348 persone trans sono state uccise nel mondo in un solo anno. L’89% erano donne trans; la più giovane aveva 14 anni. Numeri che raccontano solo una parte della violenza quotidiana, spesso invisibile, alimentata da propaganda, stereotipi e processi di disumanizzazione.
Le storie
Le storie individuali parlano da sole. Due di queste sono accadute nel nostro Paese, quest’anno.
Beatrice, 14 anni. L’11 febbraio, a Vittoria, in provincia di Ragusa, Beatrice si è tolta la vita. La stampa locale ha parlato di un ragazzo: il suo nome e la sua identità sono stati cancellati dal racconto della sua morte, ed è toccato ad attiviste e gruppi trans restituirglieli, denunciando il misgendering e il silenzio calato su di lei. Non spetta a noi ricostruire le ragioni di un gesto così intimo e doloroso, ma sappiamo che essere chiamata con il proprio nome è il minimo che si debba a una persona, e che a Beatrice è stato negato anche questo, persino da morta. Anche la cancellazione è una forma di violenza.
Michelangelo Andreoni, 24 anni. Il 24 giugno, a Camaiore, in provincia di Lucca, Michelangelo, musicista e rapper che si esibiva regolarmente sul palco, e la madre Kety, 52 anni, hanno perso la vita a colpi di fucile per mano del padre, arrestato poco dopo dai Carabinieri. Secondo le ricostruzioni, si è trattato dell’epilogo di anni di conflitto in famiglia: Michelangelo si era dichiarato gay da tempo e aveva da poco confidato ad alcuni amici l’intenzione di intraprendere un percorso di transizione; in un video aveva raccontato di essersi sentito dire dal padre «meglio morto che gay». I vicini parlano di urla continue, anche nel cuore della notte, e di un’ambulanza chiamata appena una settimana prima. Dopo il duplice omicidio, il padre non avrebbe mostrato alcun pentimento. La casa, che dovrebbe essere il luogo più sicuro, è diventata il luogo della violenza; e accanto a Michelangelo c’era una madre che stava dalla sua parte. Di Michelangelo restano le parole «Faccio musica perché è vita».
Vicende diverse, unite dalla stessa matrice di odio e disumanizzazione che continua a colpire le persone trans in ogni parte del mondo.
Lo sguardo sulla Turchia

Quest’anno la marcia assume un significato ancora più profondo anche per ciò che sta accadendo in Turchia. Dal 12 settembre il governo turco ha avviato una campagna di raid, fermi e arresti contro la comunità LGBTI+, con l’operazione «Ailem Güvende» («la mia famiglia è al sicuro»): il 12 e 13 settembre 130 persone sono state fermate e oltre 80 poste in custodia cautelare, per lo più con l’accusa di «oscenità», mentre centinaia di siti e account di gruppi LGBTI+ venivano bloccati.
Il 23 ottobre una seconda ondata, coordinata dalla procura di Ankara, ha colpito 45 persone in sette città, per la maggior parte donne trans. Per giustificare i fermi la procura cita post sui social ritenuti contrari alla «morale pubblica» e capaci di «incoraggiare la neutralizzazione di genere»: le realtà locali ricordano che questo reato non esiste.
Secondo il monitoraggio di ILGA-Europe, dal 12 settembre almeno 27 donne trans sono in custodia cautelare in tutto il Paese; i legali parlano di condizioni di detenzione degradanti e di settimane di carcere senza un atto d’accusa, una forma di «presa di ostaggi de facto». Anche a loro, e a tutte le sorelle e i fratelli trans che lottano ogni giorno, ovunque nel mondo, vogliamo dire che non sono sole e soli.
Come partecipare
Invitiamo la cittadinanza, le associazioni e le istituzioni a unirsi alla marcia: la presenza di chi rappresenta la città e la vita politica milanese sarà un segnale importante.
- Quando: sabato 21 novembre 2026, ore 15
- Dove: Corso Venezia, Milano, all’altezza del planetario (MM Porta Venezia)
- Hashtag ufficiali: #TransLivesMatter #TLMMilano
- Organizzato da: Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere e Sportello Trans di Ala Milano ETS