Internazionale

Essere persone trans a Cuba: tra bloqueo e resistenza

Cuba è quella realtà che tutt* crediamo un po’ di conoscere qui in Italia, ma poi, quando si scava affondo, nessun* la conosce per davvero. Disinformazione che si fonde a ideologie vaghe e qualche racconto sbiadito di quell’amic* che l’ha visitata qualche anno fa. 

Per questo, quando mi sono unito alla due brigate di solidarietà con cui ho avuto l’opportunità di recarmi sull’isola, tra febbraio e marzo, per portare beni di prima necessità al popolo cubano schiacciato dal bloqueo (per noi occidentali il termine più soft “embargo”) statunitense, ho deciso di approfondire la mia conoscenza riguardo alla realtà trans locale. Sono atterrato sull’isola con poche idee, e confuse.

Ero deciso a trovare la risposta alla domanda «com’è vivere in questo Paese come persona trans?» e la ricerca della risposta a tale quesito mi ha condotto dritto alla fonte. 

Tappa obbligatoria per chiunque voglia conoscere realmente le istituzioni cubane è il CENESEX, il Centro Nazionale per l’Educazione Sessuale. Non è un’istituzione di poco conto. Le attività principali per la sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, l’educazione sesso-affettiva, le battaglie di emancipazione femminista e della comunità LGBTQIA+ passano da lì. 

Questa istituzione è parte fondamentale del percorso di affermazione di genere e ha un forte peso sulla comunità e sulla politica cubana, come testimonia il suo fondamentale contributo nella stesura del Codice delle Famiglie del 2022.

Negli ultimi anni, però, sempre più realtà trans sono emerse, decentrando e ramificando la rete di attivismo e sostegno in tutta l’isola. Tra di esse c’è il Grupo Trans Masculinos de Cuba, rete nata tre anni fa che riunisce uomini e ragazzi trans e persone non binarie. 

Questo gruppo si è formato dall’esigenza di avere uno spazio dedicato alle persone trans afab, che fino a poco tempo fa non se ne riconosceva l’esistenza negli ambienti queer. Il loro lavoro non è però separato dal resto della comunità trans, anzi, le collaborazioni con associazioni come Transcuba (dedicata alla rappresentanza delle donne e ragazze trans) vanno in parallelo con le loro attività.  

Ho avuto la possibilità di intervistare tre ragazzi del coordinamento di GTMC – Flavio, Larian e Verde –partendo da quei miei dubbi iniziali. Conversando, abbiamo toccato tantissimi aspetti dell’esistenza trans: come si svolge il percorso tra transizione sociale e medica a Cuba, com’è la situazione per gli atleti trans nel mondo dello sport, il peso del retaggio machista nelle loro vite… E tra battute sui traumi lasciati dalla celebrazione della quinceañera (la festa per le ragazze di 15 anni) e la nuova moda importata dal Nord America del Gender Reveal Party, la tematica riguardante le difficoltà legate al bloqueo statunitense e alle crisi interne si è continuata a ripresentare durante tutta l’intervista.

Come in ogni Paese del mondo, quando una problematica, una crisi, una difficoltà colpisce un’intera società, le minoranze vengono colpite due volte: prima in quanto membri di quella società e successivamente come membri di gruppi considerati subalterni. Mancanza di farmaci dagli scaffali delle farmacie, trasporti pubblici e privati paralizzati, case e ospedali senza elettricità si vanno a sommare alla mancanza di formazione medica per quanto riguarda i pazienti trans, discriminazione e ignoranza in ambiente familiare e lavorativo. La realtà delle persone trans in Italia e a Cuba ha tanti punti in contatto quante sono le differenze. Come sempre, dalle esperienze internazionali, non solo si impara qualcosa sulle comunità che si va a conoscere, ma si inizia un processo di riflessione riguardo al luogo da dove si proviene. 

Questa intervista apre una porta su una terra lontana, attraverso la lente delle vite trans, mostrandoci i suoi lati positivi e negativi, nella complessità del reale, e lasciandoci con un po’ di sapere in più e qualche nuovo interrogativo a noi che siamo qui.  

Articolo di Stefano De Finis

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