Comunicazioni

Convocazione Assemblea Ordinaria di ACET 4/2022

Car* soc*,
con la presente comunico che l’Assemblea dei Soci di ACET – Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere è convocata per il giorno martedì 19 aprile 2022 alle ore 21:30 (prima convocazione ore 7:00, seconda convocazione ore 21:30) su piattaforma Zoom Meeting.
Andremo a esaminare e discutere il seguente ordine del giorno:
– Approvazione del bilancio consuntivo
– Varie ed eventuali

cordialmente,
Laura Caruso – Presidente ACET

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Comunicazioni

Perché sono state presentate segnalazioni su Panorama all’Ordine dei Giornalisti, ad AGCOM e allo IAP

Dopo la pubblicazione della copertina “Baby trans senza limiti” e del servizio “Adolescenza interrotta”, ACET ha presentato segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti, all’AGCOM e all’IAP. Qui ne spieghiamo le ragioni.



A seguito della pubblicazione della copertina «Baby trans senza limiti» e del servizio interno «Adolescenza interrotta», l’Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere (ACET) ha deciso di attivare alcuni strumenti istituzionali previsti dall’ordinamento italiano. La scelta di presentare un esposto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e segnalazioni all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) nasce da una valutazione approfondita sulla qualità dell’informazione e sugli effetti prodotti dal racconto mediatico.

Come illustrato nell’analisi pubblicata sul sito dell’associazione, il nodo centrale riguarda il modo in cui temi complessi e sensibili vengono costruiti sul piano linguistico e narrativo. Titoli, immagini, accostamenti e cornici interpretative incidono direttamente sulla percezione pubblica delle persone transgender e, in particolare, dei minori. In questo senso, l’iniziativa intrapresa si colloca all’interno di una riflessione più ampia sulla responsabilità dell’informazione quando affronta soggetti vulnerabili e questioni di rilevanza sanitaria e sociale.

L’esposto presentato all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia chiede una valutazione sul rispetto delle norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione giornalistica. L’Ordine è chiamato a pronunciarsi su aspetti quali la correttezza dell’informazione, il rispetto della dignità delle persone e il divieto di discriminazione. L’attivazione di questo strumento mira a sollecitare un esame puntuale e motivato di un caso che presenta profili di criticità sul piano professionale.

Parallelamente, è stata trasmessa una segnalazione ad AGCOM, Autorità indipendente con competenze in materia di tutela del pubblico, dei minori e della qualità dell’informazione. In questo ambito, l’attenzione è rivolta all’impatto complessivo dei contenuti diffusi e alla loro idoneità a generare disinformazione o allarme sociale. La segnalazione richiama le funzioni di vigilanza dell’Autorità rispetto a un discorso mediatico che incide su un tema al centro del dibattito politico e istituzionale.

La segnalazione allo IAP riguarda specificamente la copertina del settimanale. La copertina svolge una funzione comunicativa autonoma, anticipa il contenuto editoriale e ne orienta la lettura. Titolo, immagini e impaginazione concorrono a veicolare un messaggio che può risultare fuorviante o lesivo della dignità delle persone rappresentate. Per questo motivo, una valutazione nell’ambito dell’autodisciplina pubblicitaria appare pertinente rispetto ai profili di comunicazione visiva e promozionale.

Le azioni intraprese si collocano in ambiti distinti e complementari. Ciascun organismo coinvolto esercita competenze specifiche e autonome. L’obiettivo condiviso è richiamare l’attenzione sulla responsabilità che accompagna la produzione di informazione quando essa contribuisce a costruire rappresentazioni sociali con effetti concreti.

La decisione di rendere pubblica questa iniziativa risponde a un’esigenza di trasparenza. L’utilizzo di strumenti istituzionali rappresenta una possibilità legittima per associazioni e soggetti collettivi che intendono intervenire sul piano della qualità dell’informazione. Rendere visibile questo percorso significa anche affermare l’importanza di un confronto pubblico che si svolga all’interno di regole condivise e di sedi competenti.

L’azione intrapresa si inserisce in un lavoro più ampio che riguarda il dibattito pubblico sulle persone transgender, il ruolo dei media nella costruzione dell’immaginario collettivo e la responsabilità di chi produce informazione in una fase politica particolarmente delicata. In questo contesto, il ricorso agli strumenti previsti dall’ordinamento costituisce una parte integrante di un impegno volto a promuovere un’informazione più rigorosa, contestualizzata e rispettosa.

Comunicazioni

“Baby trans senza limiti”: linguaggio, propaganda anti-gender e costruzione dell’allarme nel racconto di Panorama

Un’analisi critica e un fact checking della copertina “Baby trans senza limiti” e del servizio di Panorama: linguaggio, propaganda anti-gender, uso dei modelli esteri e vuoto di dati nel contesto italiano.



Nel numero del 14 gennaio 2026 Panorama sceglie di dedicare la copertina e un servizio interno al tema delle persone transgender minorenni. Il titolo, «Baby trans senza limiti», orienta immediatamente lo sguardo del lettore. L’uso del termine “baby” introduce una dimensione infantilizzante, mentre l’espressione “senza limiti” evoca l’idea di una deriva, di un fenomeno privo di argini, di controlli e di responsabilità. La costruzione semantica è sufficiente a suggerire che qualcosa di pericoloso stia accadendo e che l’intervento normativo o repressivo rappresenti una risposta necessaria.

All’interno del servizio, intitolato «Adolescenza interrotta», questa cornice viene progressivamente riempita attraverso un linguaggio che insiste sull’irreversibilità e sul danno. Espressioni come «percorso senza ritorno», «decisione irreversibile» e soprattutto «la pubertà non si accende e spegne come un abat-jour. Imboccata quella strada, non si torna più indietro» vengono presentate come constatazioni, non come posizioni all’interno di un dibattito scientifico complesso. Il lettore viene così accompagnato verso una rappresentazione binaria dell’esperienza transgender: un prima e un dopo, un errore originario e un pentimento finale, una scelta che segnerebbe definitivamente il corpo e la vita.

Questa narrazione trova una sintesi particolarmente efficace nella frase secondo cui «sono sempre più gli adolescenti o ex i quali, dopo l’intervento chirurgico e il cambio di sesso, si pentono perché non possono tornare indietro». L’affermazione contiene tre elementi che meritano attenzione: l’idea di una crescita numerica non supportata da dati esplicitati, l’assunzione del pentimento come esito frequente e la certezza dell’impossibilità di tornare indietro. Nel testo, tuttavia, non vengono indicati studi, report o serie statistiche riferite al contesto italiano che consentano di valutare la fondatezza di quel “sempre più”. La formula funziona come leva emotiva e come argomento politico, ma resta priva di una base verificabile per il lettore.

Accanto all’irreversibilità, il servizio introduce ripetutamente il tema della salute mentale e della cosiddetta comorbilità. Si legge che «la disforia nei minorenni si presenta frequentemente in concomitanza con altre forme di sofferenza (anoressia, autismo, psicosi)» e che «presentarsi come disforici può essere un modo di dare nome a un malessere altrimenti ineffabile». In questo passaggio, l’identità transgender viene ricondotta a sintomo, a espressione indiretta di un disagio che troverebbe altrove la sua origine. La complessità dell’esperienza soggettiva e clinica viene compressa in una spiegazione riduzionista che produce un effetto preciso: delegittimare la capacità di autodeterminazione delle persone transgender, in particolare se minorenni, e presentarle come soggetti strutturalmente instabili.

Il quadro viene ulteriormente rafforzato attraverso l’uso insistito di modelli e casi esteri. Regno Unito, Stati Uniti e diversi Paesi europei vengono evocati come esempi di una presunta inversione di rotta, con particolare riferimento alla chiusura della clinica Tavistock. Questo accumulo di riferimenti costruisce l’idea di un consenso internazionale che starebbe emergendo contro i percorsi di affermazione di genere per i minori. Le differenze tra sistemi sanitari, protocolli clinici e assetti giuridici non vengono chiarite, lasciando intendere una continuità che nel contesto italiano non viene dimostrata.

Nel servizio, l’Italia appare così come uno spazio privo di regole, descritto come una sorta di “terra di nessuno” normativa. In realtà, proprio l’assenza di dati pubblici consolidati ha portato all’istituzione di un tavolo tecnico e alla discussione di un disegno di legge che interviene in chiave preventiva più che regolamentare. Nel momento in cui il Parlamento è chiamato a votare, manca ancora un report pubblico che restituisca lo stato dell’arte effettivo nel nostro Paese, rendendo il dibattito particolarmente esposto a narrazioni allarmistiche e a modelli importati dall’estero.

Un altro elemento ricorrente è l’associazione tra identità transgender e radicalizzazione. Il servizio parla di «radicalizzazione di alcuni gruppi per i diritti dei trans», accostandola ad azioni violente o intimidatorie senza una ricostruzione puntuale dei contesti e delle responsabilità. Questo accostamento contribuisce a delegittimare l’attivismo e a presentare le rivendicazioni di diritti come espressione di estremismo piuttosto che come parte di un confronto democratico.

Questo impianto narrativo non rappresenta una novità per Panorama. Nel 2021, la testata aveva già dedicato una copertina ai «pentiti del cambio di sesso», costruendo un racconto centrato sull’irreversibilità, sull’errore e sul rimpianto. Allora come oggi, il riferimento a Tavistock, l’uso di casi esteri e la rappresentazione della transizione come violazione della “natura” componevano lo stesso frame. La ripetizione di questo schema indica la presenza di un modello comunicativo stabile, che utilizza il tema dei minori per produrre allarme e rendere plausibili politiche restrittive.

In un contesto politico nel quale le istituzioni italiane discutono di leggi in assenza di dati pubblici completi, la responsabilità dell’informazione assume un peso decisivo. Il linguaggio, le immagini e le cornici narrative non sono dettagli stilistici: producono effetti reali sul dibattito pubblico e sulla vita delle persone. Informare su temi complessi richiede rigore, contestualizzazione e attenzione, soprattutto quando si parla di soggetti vulnerabili.

Comunicazioni

Milano Pride 2023

Anche quest’anno ACET è stata presente nel comitato organizzativo del Milano Pride 2023 con interventi interessanti su tematiche molto attuali.
Un sincero Ringraziamento al presidente in carica Guglielmo Giannotta per essere stato presente nel comitato organizzativo e ai volontari che hanno dato il loro prezioso contributo.

“Soluzioni punk alla legge 164”

22 giugno, ore 20:00, piazza Santa Francesca Romana

Questo evento offre un’opportunità unica per apprendere, attraverso una discussione diretta e dalle esperienze delle persone, le difficoltà del percorso di affermazione di genere in Italia, a causa della legge 164/82, che lo regolamenta. Seppur questa legge abbia segnato un progresso significativo per i diritti delle persone transgenere nel nostro Paese, sono molte le sfide e le lacune derivate da una legge ormai obsoleta. Con Monica Romano, consigliera comunale; Laura Caruso, socia fondatrice di ACET; Arono Celeprin, attivista e studente; Alec Sebastian D’Aulerio, attivista e vicepresidente di ACET; Elena Pucci, avvocata civilista e giudice onorario.


Il percorso ad ostacoli nell’inclusione de* atlet* transgenere

22 giugno, ore 22:00, piazza Santa Francesca Romana

Negli ultimi anni si è parlato molto di persone transgender nello sport, aprendo un vero e proprio dibattito mediatico. Nel farlo però non si è mai dato spazio alle persone coinvolte e a un importante diritto per la comunità: il diritto allo sport.

Ne parleremo con persone atlete come Valentina Petrillo, Tommaso Fiore e Elisa Ruscio, oltre che l’endocrinologa Giulia Senofonte.

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